L’atlante delle esperienze: Kamchatka, al confine del mondo nella terra dei vulcani


E’ la terra dei vulcani e dell’estremo est asiatico. Il confine del mondo, dove regna il silenzio assoluto, dove i picchi rivelano riccioli di fumo, dove la valle dei geyser, scoperta solo nel 1941 e riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, si apre agli occhi del visitatore in tutta la sua bellezza. La Kamchatka è uno dei luoghi più affascinanti e incontaminati del pianeta. Con i suoi 472 mila chilometri quadrati, questa lunga penisola, racchiusa come un piccolo scrigno tra il Mare dello stretto di Bering, l’Oceano Pacifico e il mare di Okhotsk, costituisce l’ultimo lembo della Russia nordorientale.
Sede delle basi segrete del regime sovietico durante gli anni della guerra fredda, la Kamchatka è rimasta nascosta al mondo esterno fino al 1989, quando il crollo del comunismo rivelò, finalmente, a tutti la sua incredibile bellezza. Un lembo di terra, praticamente inattaccabile, non solo per la sua posizione strategica ma anche per la sua natura estremamente selvaggia. E’ conosciuta anche come la terra degli orsi , dove non ci sono ferrovie e le strade, quando si trovano, sono a malapena percorribili. Insomma una meta decisamente difficile da raggiungere visto che sono nove le ore di volo che separano Mosca dalla capitale Petropavlovsk-Kamtchatskij. Tuttavia questo è il paradiso dell’avventura.
Qui tutto è silenzio, tutto è natura, talmente incontaminata che chi vi giunge si sente quasi un estraneo, completamente fuori dal mondo. Insomma la meta ideale per stare davvero lontano da tutto. Nel suo territorio ci sono ben cinque parchi naturali e oltre 160 vulcani, di cui molti sono attivi. La Kamchatka, colpisce per la sua varietà di paesaggio. Lungo la parte orientale è possibile ammirare i vulcani più imponenti come il Kljucevskij con i suoi i 4.688 metri di altezza e la “cintura” del Toltaci. La sua collocazione geologica la pone sulla cintura di fuoco del Pacifico e ne fa dunque una terra molto viva, con una notevole attività sismica oltre che, per l’appunto, vulcanica. Ma il fascino della Kamchatka non sembra essere turbato affatto dalle eruzioni. Nei crateri dei vulcani inattivi i laghi che si formano sono di un azzurro intenso come quello di Kurie, nel sud della penisola, e conosciuto come uno dei maggiori centri di produzione di salmone di tutta l’Asia. Oppure la spettacolare caldera di 10 km del vulcano Uzon, con le sue acque calde e fredde. La zona più a nord invece non è ricoperta solo da ghiacciai perenni, ma anche dalla tipica vegetazione della tundra, con muschi e licheni che coprono la base di altri vulcani e la valle dei geyser, e i fiumi lungo i quali cacciano gli orsi bruni.
La Kamchatka è uno dei 42 territori in cui viene diviso il planisfero nel gioco del Risiko. Per ben due volte la regione è stata sul punto di diventare uno degli Stati Uniti d’America: nel 1867, in occasione della vendita da parte della Russia dell’Alaska agli Usa, anche la penisola era compresa nel contratto, salvo poi esserne scorporata. Nel ventesimo secolo, un tentativo di fare cassa da parte di Stalin comprendeva la cessione di questo territorio a un miliardario statunitense, con la clausola che però rimanesse comunista, clausola che non venne evidentemente accettata.
L’unico modo per arrivare in Kamchatka, è per via aerea. Dall’Italia si può volare su Mosca e da qui con L’Aeroflot, o una delle numerose compagnie russe che servono l’estremo est del Paese, fino all’aeroporto di Elyzovo, a 20 chilometri da Petropavlovsk-Kamtchatskij.

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