Emozioni speciali
Che cos’è che ci sovrasta la mente, ogni volta così indomabile, così rovente d’accendere un cuore persino nelle tenebre? Quale spregiudicato incendio si nutre mai davvero insaziabile d’ogni battito del tuo petto? È dolore, amore; invidia? Forse passione? Forse! Ma allora che tipo di passione è così incandescente, talmente presente da bruciarci pure tra le lacrime, tra quel forte batticuore che prende inesorabile la direzione dell’anima? Che cosa costringe il nostro corpo ad assecondarne i brividi, le vampate e i pugni chiusi come se stretti in una morsa letale? Forse la verità è che non esistono piccole o grandi emozioni. Può darsi pure che la catalogazione sia superflua quando, secondo me quell’essere speciale non dipende solo dal momento o da quello che fai. È una cosa talmente personale che non è detto neppure che proprio quel particolare susciti in altri la stessa emozione. Siamo noi che abbiamo reso speciale qualcosa, che lo abbiamo tolto dalle mani indistinte della quotidianità per vestirlo di nuovi colori, di luce; silenzi o rumore. L’emozione più grande è quella d’esserci; di sentirci parte integrante di qualcosa e di qualcuno che ripensando a noi non potrà altro che sorridere e ritrovarci dentro uno sguardo, un profumo familiare; l’odore del pane. Speciale è anche un fiore se non permetti che la sua fragranza passi inosservata, se a quell’indifferenza rinuncerai o se saprai innamorarti d’ogni attimo, di qualsiasi istante perso o ritrovato dove forse ti eri perso e ora ti sei ritrovato. Può passarti davanti pure l’energia cosmica di una stella ma non per forza avrai la capacità di percepirla, di conoscerla o di comprenderla quando qualcosa ti ha già annientato, quando ti ha spezzato il respiro disperdendo la vita che c’era in te. Le emozioni ti offrono l’alternativa, un’energia speciale per quando vita non sarà più con te, per quando i passi si faranno più lenti e non solo per l’età che avanza ma anche per non assoluzione, incuranza o solo incoscienza. Le emozioni sbagliate cambiano te stesso, ti avvicinano al non cercare, al non volere, al non amare e non amarti più. Può darsi poi che si rinunci a vivere perché il dolore sovrasta le membra, cancella il nostro nome e persino il sorriso con cui ci aggrappiamo a quelle esperienze giuste e pulite che abbiamo avuto la forza di rendere speciali, di strappare dall’oblio dei sensi e dal torpore della routine ahimè anche fin troppo accondiscendente d’insofferenza. L’essere umano è un eterno insoddisfatto e forse è pure la sua natura quella d’essere fluttuante in volti, voci, amori e passioni dove ricerca sempre nuovi coinvolgimenti. Vola alto tra le emozioni compiute alla ricerca di “un altro letto” da disfare, di un’altra anima da possedere. Occupare il tempo è per non consegnarsi mai alla noia, come quella strada buia d’allontanare dalla memoria. Spesso, frustrazione e delusione sono per un insuccesso ma subito si ritrova altra energia da vendere e da investire ancora in una nuova conquista. La sfida è un orgasmo, è il mettersi alla prova per migliorare e migliorarsi vivendo e imparando a camminare tra la gente. L’emozione speciale è quella di sentirsi parte di qualcosa di grande, di qualcuno a cui tendi la mano perché non accetti l’indifferenza, l’incoscienza, la noncuranza. Speciale è poter abbracciare un bambino e asciugare le sue lacrime perché i compagni di classe lo prendono in giro, speciale è accarezzare il voto di un nonno solo e abbandonato in un ospizio, speciale è nel saluto con coscienza e col cuore aperto. Speciale è anche tristezza e dolore dentro il cuore quando quel cuore sa ancora amare, perdonare e capisce anche dove la comprensione non può purtroppo arrivare, dove forse è solo l’esperienza che ti permette veramente di pesare le parole, i gesti e vedere i lividi addosso. L’equilibrio aiuta a trovare una strada, la tua direzione, a spendere calore anche per chi non lo ha, a raccogliere due mani che tremano di violenza e che di dolore hanno il pane quotidiano. Una emozione speciale? Potrei dire dei kart, Nizza, Montecarlo, Mirabilandia, Gardaland, il viaggio gratis in Croazia, dove non sapevo che fosse spirituale (mi ha preso un colpo) e nonostante tutto aver coinvolto tantissime persone che ho fatto lo stesso divertire. Proprio quando sull’auto mi stavo per riposare, hanno iniziato a dire il rosario. È lì che mi sono accorta di tutto. Non ce la facevo più. Per questo misi il lettore cd con Renato Zero a palla nelle orecchie. Ho attaccato pure a cantare a bassa voce. Poi, siccome il labiale non combaciava, mi sono dovuta riallacciare alla preghiera. Durante una fermata all’autogrill sono scesa dicendo: “Questi so tutti scemi” proprio davanti alla sorella della suora. Potrei dire del nome Anna che mi ha perseguitato per 7 giorni. Lo sentivo ovunque e anche associato al mio, di questa ragazza Anna simile a me, della scherzosa sfuriata davanti a una signora che aveva chiamato un’altra Anna: “E basta! Non ce la faccio più!” Potrei parlare dei Souvenir in cui inventavo nuovi volti di Madonne: Madonna triste, arrabbiata e quella “fumata”, dell’emozione speciale provata sulla nave in cui noi ragazzi abbiamo fatto mattina scherzando, parlando e fissando la luna nel mare. Posso, si posso ma la verità è che per me il luogo è ininfluente, l’emozione speciale è ogni giorno quando incontro nuova gente, anche quella che cammina sul marciapiede e a testa bassa con occhi persi nell’assenza. È quella d’imparare, di vivere e morire dentro, è quando capisco più di me e al di là di me in modo d’accogliere anche le diversità della gente e non averne paura per colmare così quel divario che c’è tra me e l’altro.
Racconto di: Maria Grazia Saccucci
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