Il Diario delle Emozioni


15/07/2009
Mi hai lasciato un Cd nella buca delle lettere. L’ho trovato al ritorno dal lavoro. In un biglietto che terminava così: “Mi dirai se non è bellissimo”. Sì, è bellissimo e io non ho trovato di meglio che cercare un foglio, una biro e scrivere le mie emozioni. Non è stata una buona giornata. E’ stata una giornata buona. Ecco. Questa mattina mi sono svegliata dopo aver dormito un paio d’ore o poco più. Pensavo di aver sognato uno strano pomeriggio che, da qualunque, era diventato intenso come la luce di un primo pomeriggio d’estate. Credevo di aver sognato un incontro, un uomo e una donna distratti che sbagliano strada e si trovano sull’orlo di un precipizio incantati dalla vista del lago. Ho sognato di attraversare una pianura verde e desiderare di non arrivare troppo presto a destinazione. Ho sognato un bacio e un mazzo di fiori che regalavano alle nostre bisnonne alle feste di paese. Ho aperto gli occhi stamattina alle 6.15. Un po’ tardi rispetto al solito ma troppo presto per capire, guardando il bouquet piegato da un lato, che non si era trattato di un sogno, ma di un’emozione reale, vissuta. Il concerto sta finendo, o almeno credo. Anche le mie parole non trovano altre parole. Quando le labbra tacciono il cuore comincia a raccontare e sono quelli i momenti in cui possiamo sentire la nostra essenza sotto le dita. Ho pensato a tutte queste cose stamattina, dopo questa notte, con i fiori che mi tengono compagnia, dopo tutto e tutti gli altri giorni che ho vissuto.

16/07/2009
Una panchina al castello e tante parole. Ci diamo appuntamento fra cinquant’anni.
Ho tanto caldo. Mi lasci una lettera fra le dita che mi porto al cuore prima di leggere.
Le emozioni fanno bene alla salute?

17/07/2009
Nel pomeriggio Tiziana mi chiede come stia, cos’abbia, perché sia così euforica. Aspetto una tua telefonata che arriva puntuale.
Stasera usciamo a cena e io sono impaziente e felice.
Mi lavo con cura, mi preparo di corsa. Indosso il vestito provenzale.
Ti vengo incontro che c’è ancora luce. Non posso dimenticare il tuo viso che riflette quanto tu mi veda bella, il tuo sguardo che si posa sul mio vestito accarezzandolo, lisciandone le pieghe di una stiratura maldestra.
Camminiamo prima di cenare: a me piace così e tu mi accontenti.
Mi sento a disagio nel ristorante che hai scelto: sono una ragazza semplice che corre con il vento fra i capelli e cammina scalza appena può e qui ho paura di fare qualcosa di sbagliato.
Ti osservo: hai delle mani bellissime che raccontano ciò che sei.
Usciamo e camminiamo ancora, sotto le stelle di una notte speciale.
E a me viene in mente la poesia di Tagore, la mia preferita, quella che recito nei momenti difficili e carichi di emozioni negative.
<<In molti giorni oziosi ho pianto sul tempo perduto…>>.
Mi stai a sentire e alla fine mi baci tra gli occhi.
Sono le due di notte e vado a dormire con una strana carezza sulla pelle.

18/07/2009
Sirmione… bagni di fango sotto un sole amico!
Abbiamo preso il traghetto da Salò come due scolaretti in gita.
Mi fai tante foto, parli, mi stringi le mani, mi baci i capelli. Hai preparato dei panini e me li offri con una dolcezza e una delicatezza che mi toglie il respiro. Ho paura mentre guardo il lago.
Tu commenti il paesaggio e mi dici quante cose ancora potremmo fare e faremo. “Che bello!” penso io. Una vacanza che non finirà mai.
Tu sei con me e io non ho davvero bisogno di null’altro.
Torniamo a Salò e mi aiuti a scegliere una maglietta: hai prenotato un tavolo nelle vicinanze e non mi va di venire a cena con te tutta sbrindellata. Ci laviamo nel bagno di un bar. Tu hai portato un cambio: io ho tutto l’occorrente per sentirci puliti. Vai in macchina a prendere il tuo cambio e torni con una bellissima rosa bianca. Mi dici che sono bella. Mi sembra che ogni cosa che facciamo sia naturale: è facile decidere cosa fare con te. E’ facile e semplice come il fiore che mi metti fra le mani.
Seduti su una panchina di faggio parliamo tanto, piangiamo, ci abbracciamo.
Poi abbiamo bisogno di camminare.
Andiamo a cena ed è tardi: hanno tolto il nome dal tavolo e la cucina è chiusa.
Ma una signora molto gentile ci fa entrare lo stesso, ci fa sedere, ci porta da mangiare.
E noi mangiamo, beviamo, ridiamo, parliamo. E’ bello stare con te.

24/07/2009
Caro S.
Tutti questi giorni trascorsi lontano l’uno dall’altra mi hanno fatto sentire quanto tu sia vicino a me.
Ti sento vicino quando siedo accanto a qualcuno e immagino che, girando la testa, tu mi sorrida, piegando il tuo tempo alla mia indecisione. Ti sento vicino quando mi sveglio e penso che si apre un’altra giornata piena del tuo pensiero, della tua voce, delle tue parole.
Ti sento vicino quando decido di cantare una canzone di Battiato e mi fermo perché non ricordo le parole. Ti sento vicino quando, semplicemente, mi stendo al sole o guardo il mare.
Ti sento vicino tanto che scriverti mi fa male.
Ti sento vicino anche se siamo lontani, lontani come due secoli, due montagne, due valli, due mari. E allora penso che imparare a capire la vita sia un po’ come imparare a suonare la lira: non esistono regole, bisogna soltanto lasciarsi guidare dalla musica. Ma la musica bisogna averla già in mente, nel cuore, nelle pieghe della pelle.
Ti sentirò vicino oggi e domani quando arriverai a Chiaramònte e ti aspetterò nella piazza del paese, con il cuore che batterà forte dall’emozione.

Racconto di: Maria Natalia Iiriti


Articoli Correlati:


Vota questo articolo:

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (4 votes, average: 3,50 out of 5)
Loading ... Loading ...

Scrivi un commento

Iscriviti alla Newsletter di Elation